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SUMMARY:TENERE IN SERBO LA VITA - LA RESISTENZA DI PIZZOFERRATO
DESCRIPTION:TENERE IN SERBO LA VITA – LA RESISTENZA DI PIZZOFERRATO \ncommedia \ndi Carmela Caiani \nliberamente tratto dal libro “Pizzoferrato\, un paese in guerra” (M. Colletti\, U. Dante) \nQuando Pizzoferrato diventa linea principale di combattimento\, i Pizzoferratesi sono costretti ad abbandonare il paese; il 10 novembre del 1943 un’intera popolazione inizia l’esodo verso il bosco. Il Passaggio nel bosco segna il passaggio dalla  sopravvivenza e dalla difesa della roba alla resistenza civile: “resistere fino a quando non si potrà insorgere”. La clandestinità  è una situazione nella quale i Pizzoferratesi maturano una coscienza collettiva; il rifiuto ad abbandonare la propria terra\, nella quale ci si sente protetti\, si trasforma progressivamente nella consapevolezza e nella volontà di ribellarsi e di dare vita al proprio avvenire: nasce il “ribelle”. \nIl grande utero del bosco consente di prendere coscienza della propria identità profonda e di elaborare un progetto generativo: tenere in serbo la vita per la vita. \nIl racconto del parto di Giuseppina Malferrari è un evento simbolico che rappresenta la Resistenza di Pizzoferrato: la nascita come uscita dalla clandestinità di un intero paese che trova il coraggio di mettere al mondo la libertà\, consapevole della propria responsabilità generazionale. \n I cittadini\, donne\, uomini\, ragazzi\, da soli\, saranno i  protagonisti della liberazione di Pizzoferrato:  “siamo anche noi presenti al nostro posto di italianità  e di dovere” “ Viva l’Italia” \, così l’appartenenza al luogo in cui si è nati diventa appartenenza all’Italia. “Il nostro compito\, volontariamente assunto\, continua domani\, nell’Italia libera.” \nLa Resistenza di Pizzoferrato consente di comprendere come la Storia Locale è parte integrante della Grande Storia\, come gli avvenimenti di un piccolo paese di montagna assumono un significato storico che va oltre la dimensione locale\, diventano attuali e ci ricordano che la Storia siamo noi. \nPER NON DIMENTICARE\, in un’epoca di revisionismo\, la lotta di gente comune per la libertà\, la testimonianza di una storia locale che si innesta nella storia più grande del nostro Paese per la liberazione dal nazifascismo. \nPER RICORDARE come le vere battaglie etiche sono condotte da tutti gli abitanti di un paese e non solo dagli eserciti. \nPER AFFERMARE come la forza del senso di appartenenza consente la formazione di una coscienza civica. \nCompagnia Da grande voglio crescere di Chieti \ncon Annalisa Di Credico\, Antonella De Luca\, Brunella Di Miero\, Cinzia Di Vincenzo\, Dario Fabrizio\, Gemma Chiavaroli\, Gianfranco Cesarone\, Gianluca Di Vincenzo\, Loredana Di Muzio\, Mariantonietta Ciarciaglini\, Mauro Terregna\, Patrizia Di Monte\, Raffaella De Thomasis\, Sandro Di Muzio\, Tiziana Di Federico\, Vilson Cepele. \nRegia di Carmela Caiani \n
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LOCATION:Chieti\, Italia
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